Alcune sono molto semplici: cosa mangiare, quale percorso utilizzare, quale attività svolgere.
Altre possono avere conseguenze più importanti: scegliere un lavoro, valutare una persona, acquistare qualcosa, interpretare una notizia o decidere se fidarsi di una determinata informazione.
Ci piace pensare che le nostre decisioni siano basate sulla logica.
La realtà è più complessa.
Il cervello utilizza continuamente scorciatoie cognitive che permettono di prendere decisioni rapidamente. Queste scorciatoie possono essere molto utili, soprattutto quando dobbiamo elaborare grandi quantità di informazioni.
In alcune situazioni, però, possono produrre errori sistematici di giudizio.
Questi fenomeni vengono studiati attraverso il concetto di bias cognitivi.
Che cosa sono i bias cognitivi
Un bias cognitivo è una tendenza sistematica a interpretare informazioni o prendere decisioni in un determinato modo che può allontanarsi da una valutazione pienamente razionale.
Non significa che il cervello funzioni male.
Al contrario, molti bias derivano proprio dal tentativo della mente di elaborare rapidamente informazioni complesse.
Il nostro sistema cognitivo deve continuamente decidere quali informazioni considerare importanti.
Non possiamo analizzare in maniera approfondita ogni singolo dettaglio dell’ambiente.
Per questo utilizziamo scorciatoie.
Queste scorciatoie possono funzionare molto bene.
In altre circostanze possono portarci a conclusioni sbagliate.
Le euristiche
Le euristiche sono strategie mentali che permettono di arrivare rapidamente a una decisione o a un giudizio.
Immaginiamo di dover valutare se una situazione è pericolosa.
Non possiamo calcolare matematicamente ogni possibile rischio.
Utilizziamo invece esperienze precedenti, segnali ambientali e informazioni disponibili.
Questa capacità è fondamentale per la vita quotidiana.
Il problema nasce quando una scorciatoia efficace in una situazione viene utilizzata automaticamente in un’altra situazione nella quale non funziona altrettanto bene.
Il bias di conferma
Uno dei bias più conosciuti è il bias di conferma.
Consiste nella tendenza a cercare, interpretare o ricordare informazioni che confermano ciò che già pensiamo.
Se siamo convinti che una determinata idea sia corretta, potremmo prestare maggiore attenzione alle informazioni che la sostengono e ignorare più facilmente quelle contrarie.
Questo fenomeno può influenzare discussioni, decisioni personali e valutazioni delle notizie.
Il problema è che possiamo avere la sensazione di avere raccolto molte prove a favore della nostra posizione, quando in realtà abbiamo selezionato soprattutto le informazioni che la confermano.
Come contrastare il bias di conferma
Una strategia utile consiste nel cercare intenzionalmente informazioni che potrebbero smentire la nostra ipotesi.
Invece di domandarci soltanto “quali prove dimostrano che ho ragione?”, possiamo chiederci “quali elementi potrebbero dimostrare che mi sto sbagliando?”.
Questa semplice modifica della domanda può cambiare il modo in cui analizziamo un problema.
È particolarmente importante quando dobbiamo prendere decisioni complesse.
L’effetto di ancoraggio
Un altro fenomeno importante è l’effetto di ancoraggio.
Quando riceviamo una prima informazione, questa può influenzare le valutazioni successive.
Immaginiamo di vedere un prodotto con un prezzo iniziale molto elevato e successivamente uno sconto.
Il prezzo iniziale può diventare un punto di riferimento mentale.
Anche se non sappiamo se il prezzo originale fosse realmente adeguato, può influenzare la nostra percezione del valore dell’offerta.
L’ancoraggio può comparire in molti contesti, dalla negoziazione commerciale alle valutazioni numeriche.
L’effetto disponibilità
L’euristica della disponibilità riguarda la tendenza a valutare la probabilità o la frequenza di un evento sulla base della facilità con cui esempi relativi a quell’evento vengono in mente.
Se un determinato evento viene raccontato frequentemente dai mezzi di comunicazione, può sembrare più comune di quanto sia realmente.
La mente utilizza la facilità del ricordo come indizio.
Questo può essere utile, ma può anche creare una percezione distorta dei rischi.
Un evento molto memorabile non è necessariamente un evento molto frequente.
Il ruolo delle notizie
L’effetto disponibilità è particolarmente interessante quando analizziamo l’informazione.
Le notizie tendono a concentrarsi sugli eventi insoliti, drammatici o particolarmente rilevanti.
Questo è comprensibile dal punto di vista giornalistico.
Tuttavia, la frequenza con cui vediamo una determinata notizia non corrisponde necessariamente alla frequenza reale dell’evento.
Per valutare correttamente un rischio è quindi spesso necessario considerare dati e statistiche, non soltanto la quantità di volte in cui abbiamo sentito parlare di qualcosa.
L’effetto alone
L’effetto alone si verifica quando una caratteristica positiva o negativa di una persona influenza la nostra valutazione complessiva di quella persona.
Se qualcuno ci appare molto competente in un determinato campo, potremmo essere portati a considerarlo competente anche in ambiti nei quali non abbiamo verificato le sue capacità.
Lo stesso può avvenire in senso negativo.
Una caratteristica che non ci piace può influenzare negativamente il giudizio su altre qualità.
Questo fenomeno mostra quanto sia difficile valutare ogni caratteristica separatamente.
Il bias dell’attribuzione
Quando osserviamo il comportamento degli altri, possiamo tendere a spiegare le loro azioni attraverso caratteristiche personali.
Se una persona arriva in ritardo, potremmo pensare che sia irresponsabile.
Se invece siamo noi ad arrivare in ritardo, potremmo attribuire il comportamento al traffico, a un imprevisto o a una situazione esterna.
Questa differenza di prospettiva può contribuire a creare giudizi ingiusti.
Naturalmente non sempre interpretiamo gli altri in questo modo, ma la tendenza è importante da conoscere.
Il costo sommerso
Un altro errore frequente riguarda il cosiddetto costo sommerso.
Immaginiamo di aver investito molto tempo e denaro in un progetto che non sta funzionando.
Potremmo continuare a investire risorse soltanto perché abbiamo già investito molto.
Ma le risorse già utilizzate non possono essere recuperate.
La decisione razionale dovrebbe concentrarsi soprattutto sui costi e benefici futuri.
Il fatto di avere già investito molto non rende automaticamente conveniente continuare.
Perché facciamo fatica ad abbandonare una scelta
Il costo sommerso è collegato anche al bisogno psicologico di percepire coerenza.
Abbandonare una decisione può significare ammettere che una scelta precedente non ha prodotto il risultato desiderato.
Questo può essere difficile.
Tuttavia, cambiare strategia quando emergono nuove informazioni non rappresenta necessariamente un fallimento.
Può essere una forma di adattamento.
La capacità di correggere una decisione è spesso più utile della necessità di dimostrare che la decisione iniziale era corretta.
L’avversione alle perdite
Le persone possono attribuire un peso psicologico maggiore alle perdite rispetto a guadagni di entità simile.
Perdere una certa somma può essere percepito come più doloroso rispetto alla soddisfazione derivante dal guadagnare la stessa somma.
Questo fenomeno può influenzare decisioni economiche e personali.
Può inoltre spingerci a evitare rischi anche quando una valutazione più equilibrata suggerirebbe un comportamento differente.
L’eccesso di sicurezza
Un altro fenomeno studiato dalla psicologia cognitiva riguarda l’overconfidence, cioè la tendenza a sovrastimare in alcune circostanze le proprie conoscenze o capacità.
Una persona può essere molto sicura di una previsione anche quando dispone di informazioni limitate.
La sicurezza soggettiva e l’accuratezza non sono necessariamente la stessa cosa.
Essere convinti non significa avere ragione.
Questa distinzione è fondamentale quando prendiamo decisioni importanti.
Il bias del senno di poi
Dopo che un evento è accaduto, può sembrare ovvio che sarebbe stato possibile prevederlo.
Questo fenomeno viene spesso chiamato hindsight bias.
Dopo aver conosciuto il risultato, ricostruiamo mentalmente il passato come se il risultato fosse stato più prevedibile di quanto fosse realmente.
Questo può creare un’illusione di prevedibilità.
Per evitare questo errore è utile ricordare quali informazioni erano realmente disponibili prima dell’evento.
Il pensiero di gruppo
I bias non riguardano soltanto le singole persone.
Possono manifestarsi anche nei gruppi.
Quando un gruppo è fortemente orientato verso una determinata decisione, alcuni membri possono evitare di esprimere dubbi per non creare conflitti.
Il risultato può essere una valutazione meno critica delle alternative.
Per questo, nei gruppi che devono prendere decisioni importanti, può essere utile incoraggiare esplicitamente il dissenso e considerare opinioni differenti.
I social network e i bias
Le piattaforme digitali possono interagire con i nostri meccanismi cognitivi.
Gli algoritmi tendono a proporre contenuti basati sulle nostre precedenti interazioni.
Questo può contribuire a creare ambienti informativi nei quali incontriamo frequentemente idee simili alle nostre.
Il fenomeno non significa necessariamente che gli algoritmi producano sempre e automaticamente bolle informative.
Ma rende ancora più importante sviluppare abitudini di verifica.
Seguire fonti differenti e confrontare informazioni può ridurre il rischio di costruire una visione eccessivamente limitata.
Possiamo eliminare i bias?
Probabilmente no.
I bias sono collegati a meccanismi profondi del funzionamento cognitivo.
L’obiettivo realistico non è diventare completamente privi di bias.
È imparare a riconoscere le situazioni nelle quali possono influenzare il nostro giudizio.
Possiamo rallentare quando una decisione è importante.
Possiamo cercare informazioni contrarie alle nostre convinzioni.
Possiamo distinguere dati da interpretazioni.
Possiamo chiedere a un’altra persona di valutare il problema da una prospettiva diversa.
Pensare lentamente
Quando una decisione è semplice, una risposta rapida può essere perfettamente adeguata.
Quando invece una scelta ha conseguenze importanti, può essere utile dedicare più tempo all’analisi.
Possiamo scrivere le alternative.
Possiamo individuare i vantaggi e gli svantaggi.
Possiamo domandarci quali informazioni mancano.
Possiamo distinguere ciò che sappiamo da ciò che stiamo semplicemente supponendo.
Rallentare non garantisce una decisione perfetta.
Aumenta però la possibilità di individuare alcuni errori.
Il valore dell’umiltà cognitiva
Conoscere i bias cognitivi conduce a una conclusione importante: tutti possiamo sbagliare.
Non soltanto le altre persone.
Anche noi.
Questa consapevolezza non dovrebbe produrre sfiducia assoluta nelle nostre capacità.
Dovrebbe invece sviluppare una forma di umiltà intellettuale.
Possiamo essere competenti e contemporaneamente commettere errori di valutazione.
Possiamo avere buone informazioni e interpretarle male.
Possiamo essere sicuri di qualcosa e scoprire successivamente di esserci sbagliati.
La capacità di correggersi è quindi una componente fondamentale del pensiero critico.
Una mente più consapevole
I bias cognitivi non sono nemici da sconfiggere.
Sono parte del modo in cui funziona la mente.
Le scorciatoie cognitive permettono di affrontare un mondo complesso senza dover analizzare ogni informazione da zero.
Il problema nasce quando utilizziamo una scorciatoia nel contesto sbagliato.
Conoscere i principali bias ci permette di osservare meglio il nostro modo di pensare.
Quando acquistiamo qualcosa, possiamo chiederci se il prezzo iniziale sta influenzando la nostra valutazione.
Quando leggiamo una notizia, possiamo domandarci se la sua eccezionalità ci sta facendo sovrastimare un rischio.
Quando discutiamo con qualcuno, possiamo verificare se stiamo cercando davvero argomenti oppure soltanto conferme.
Quando prendiamo una decisione, possiamo chiederci se stiamo continuando soltanto perché abbiamo già investito molto.
La psicologia cognitiva ci mostra quindi qualcosa di sorprendente.
Pensare bene non significa soltanto possedere molte informazioni.
Significa anche conoscere i limiti del nostro stesso modo di pensare.
E riconoscere questi limiti è uno dei primi passi verso decisioni più consapevoli.